SFDR 2.0 verso i triloghi: Parlamento, Consiglio e Commissione mettono a confronto le rispettive posizioni


Il Parlamento conferma il mandato negoziale e il Consiglio pubblica il confronto ufficiale tra le tre istituzioni. Ora entra nel vivo il negoziato sulle nuove categorie Sustainable, Transition ed ESG Basics.

La revisione della Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR) entra in una fase decisiva.

Dopo il voto della Commissione ECON del Parlamento europeo del 10 settembre, il percorso legislativo ha compiuto due ulteriori passi importanti: il 7 ottobre 2026 il Parlamento europeo ha confermato il mandato per avviare i negoziati interistituzionali e il 12 ottobre il Consiglio UE ha pubblicato il documento che mette a confronto le posizioni iniziali di Parlamento, Consiglio e Commissione prima dell’avvio dei triloghi. Osservatorio Legislativo UE

Il dossier è la procedura 2025/0361(COD) e riguarda non soltanto la revisione di SFDR, ma anche alcune modifiche al regolamento PRIIPs. Osservatorio Legislativo UE

È quindi il momento in cui dalle singole posizioni delle istituzioni europee si passa alla ricerca del compromesso finale.

Il Parlamento ha formalmente aperto la strada ai triloghi

La Commissione ECON aveva approvato il proprio rapporto il 10 settembre 2026.

Il documento è stato successivamente depositato per la prima lettura il 15 settembre.

Il passaggio politico decisivo è però arrivato a ottobre: il 5 ottobre la decisione di aprire i negoziati interistituzionali è stata annunciata in plenaria e il 7 ottobre è stata formalmente confermata dal Parlamento europeo. Osservatorio Legislativo UE

Da quel momento il Parlamento dispone quindi del mandato necessario per negoziare con Consiglio e Commissione.

La revisione SFDR passa così dalla fase di definizione delle posizioni istituzionali alla fase del trilogo, il negoziato informale attraverso il quale Parlamento, Consiglio e Commissione cercano di arrivare a un testo condiviso.

Il documento del Consiglio del 12 ottobre

Il secondo sviluppo è particolarmente interessante perché consente di vedere con maggiore chiarezza da quali posizioni partono le tre istituzioni.

Il 12 ottobre il Consiglio ha pubblicato il documento ST 14335/26, intitolato:

Initial positions of the three institutions prior to commencement of trilogues.

Il documento riguarda la proposta di modifica del regolamento SFDR, del regolamento PRIIPs e l’abrogazione dell’attuale Regolamento delegato 2022/1288. Consiglio Europeo

La sua funzione è essenzialmente quella di costruire una tabella comparativa delle tre posizioni, evidenziando gli elementi sui quali esiste già una certa convergenza e quelli che dovranno invece essere negoziati durante il trilogo.

È un passaggio tecnico, ma molto importante: da qui in avanti sarà possibile verificare con maggiore precisione quali parti della riforma sopravvivono al confronto tra Parlamento e Consiglio.

Il superamento dell’attuale logica Articolo 8 e Articolo 9

Uno degli obiettivi centrali della revisione è superare una delle principali criticità emerse nell’applicazione dell’attuale SFDR.

Gli Articoli 8 e 9, nati come categorie di disclosure, sono progressivamente diventati nella pratica commerciale delle vere e proprie etichette ESG.

Il risultato è stato un sistema difficile da interpretare per molti investitori e non sempre comparabile tra gestori diversi.

La nuova architettura punta invece verso categorie di prodotto esplicitamente definite, costruite per rendere più immediatamente comprensibile la strategia di sostenibilità adottata.

Tra le categorie che hanno caratterizzato il confronto legislativo troviamo:

Sustainable

Transition

ESG Basics

L’obiettivo è passare da una classificazione indiretta, ricavata dagli obblighi informativi, a un sistema nel quale il significato della categoria sia più chiaro sia per il produttore sia per il distributore e, soprattutto, per l’investitore.

La categoria Transition sarà uno dei punti più delicati

La categoria Transition è probabilmente quella che richiederà il confronto più complesso.

La questione di fondo è semplice solo in apparenza: come distinguere un’impresa realmente impegnata in un processo di transizione da una società che si limita a dichiarare obiettivi futuri?

Il tema è particolarmente importante per i settori ad alta intensità di carbonio.

Escludere completamente queste imprese dai prodotti Transition potrebbe rendere difficile finanziare proprio gli investimenti necessari alla loro trasformazione.

Ma includerle senza criteri rigorosi potrebbe invece aumentare il rischio di greenwashing.

Il trilogo dovrà quindi trovare un equilibrio tra finanziamento della transizione e credibilità delle caratteristiche ESG dichiarate dal prodotto.

È un tema che si collega direttamente anche alle recenti indicazioni di ESMA sulle transition claims: non basta dichiarare un obiettivo di decarbonizzazione, occorre poter spiegare con quali strumenti dovrebbe essere raggiunto e come saranno misurati i progressi.

Principal Adverse Impacts: resta aperto il confronto

Un altro elemento destinato a essere discusso riguarda i Principal Adverse Impacts (PAI).

Gli indicatori PAI servono a misurare i principali effetti negativi degli investimenti su ambiente e società.

Uno degli obiettivi della riforma è ridurre la complessità dell’attuale sistema.

Il problema sarà stabilire:

quali indicatori debbano rimanere obbligatori;

quali debbano essere specifici per determinate categorie;

quanto debba essere dettagliata l’informazione richiesta ai gestori.

Anche su questo punto il confronto riguarda due esigenze opposte.

Da una parte, la semplificazione.

Dall’altra, la necessità di mantenere informazioni sufficientemente robuste per evitare che le nuove categorie diventino semplici etichette commerciali.

Il collegamento con PRIIPs

La revisione SFDR non riguarda soltanto la documentazione dei gestori.

La proposta modifica infatti anche il regolamento PRIIPs, che disciplina il KID destinato agli investitori retail.

L’obiettivo è far sì che le nuove categorie di sostenibilità siano integrate anche nella documentazione informativa che il cliente riceve prima dell’investimento.

In prospettiva, quindi, il KID potrebbe contenere indicazioni più chiare sulla categoria ESG del prodotto e sulle caratteristiche che ne giustificano l’appartenenza.

Questo collegamento è particolarmente importante perché la sostenibilità dovrebbe diventare progressivamente più comprensibile anche nella documentazione destinata all’investitore retail.

Cosa significa per la consulenza finanziaria

Nell’immediato non cambia nulla.

Le nuove categorie non sono ancora applicabili e continueranno a valere le regole SFDR attuali fino all’entrata in vigore della nuova disciplina.

Ma per la consulenza finanziaria la riforma sarà molto rilevante.

La futura classificazione dovrà infatti essere coordinata con la disciplina MiFID II sulle preferenze di sostenibilità del cliente.

Il consulente dovrà poter comprendere con maggiore precisione:

cosa significa appartenere alla categoria Sustainable;

quando un prodotto può essere definito Transition;

quali indicatori ESG sono realmente utilizzati;

quali caratteristiche possono essere confrontate tra prodotti diversi.

Se il nuovo sistema funzionerà correttamente, dovrebbe essere più facile spiegare al cliente cosa rappresenta realmente la componente ESG di un investimento.

Un possibile miglioramento rispetto all’attuale sistema

L’attuale SFDR ha certamente aumentato la quantità di informazioni disponibili.

Ma più informazione non significa necessariamente maggiore comprensione.

L’evoluzione verso categorie definite ex ante cerca di risolvere proprio questo problema.

Il modello dovrebbe consentire al cliente di passare da una domanda come:

“Questo fondo è Articolo 8 o Articolo 9?”

a domande più sostanziali:

“Questo fondo investe in attività già sostenibili?”

“Finanzia invece imprese in transizione?”

“Quanto del portafoglio è realmente coerente con quella strategia?”

Il cambiamento può sembrare terminologico, ma potrebbe modificare profondamente il modo in cui i prodotti ESG vengono presentati e confrontati.

Non siamo ancora al testo definitivo

È importante mantenere chiaro lo stato dell’iter.

Il Parlamento ha confermato il mandato negoziale, ma la procedura risulta ancora formalmente in prima lettura. Osservatorio Legislativo UE

Il documento pubblicato dal Consiglio il 12 ottobre rappresenta inoltre le posizioni iniziali delle tre istituzioni, non l’accordo finale. Consiglio Europeo

Diversi punti possono quindi ancora cambiare durante il trilogo.

Tra quelli da seguire con maggiore attenzione:

  • criteri delle tre categorie;
  • trattamento dei settori ad alte emissioni;
  • requisiti della categoria Transition;
  • utilizzo dei PAI;
  • coordinamento con PRIIPs;
  • tempistica di applicazione;
  • rapporto con MiFID II e preferenze ESG.

SFDR 2.0 entra nella fase decisiva

Negli ultimi mesi il percorso della riforma è diventato progressivamente più concreto.

La Commissione ha presentato la proposta.

Il Consiglio ha definito il proprio mandato.

ECON ha approvato il rapporto parlamentare.

La plenaria ha confermato il mandato negoziale.

Ora le tre istituzioni dispongono delle rispettive posizioni e il confronto può entrare nella fase del trilogo.

Il documento comparativo pubblicato il 12 ottobre rappresenta quindi un vero punto di partenza operativo per il negoziato finale. Consiglio Europeo

Per consulenti, gestori e investitori, il passaggio più importante sarà capire se il compromesso riuscirà a raggiungere l’obiettivo fondamentale della riforma:

rendere la finanza sostenibile più semplice da comprendere senza renderla meno rigorosa.

È probabilmente questa la sfida centrale di SFDR 2.0.

Fonti ufficiali

Parlamento europeo – Procedura legislativa 2025/0361(COD) e cronologia del mandato negoziale

Consiglio UE – Financial Services Attachés, 12 ottobre 2026 e documento sulle posizioni iniziali delle tre istituzioni

Consiglio UE – Registro ufficiale del documento ST 14335/26

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