
La costruzione di un mercato europeo dei capitali più integrato non passa soltanto attraverso nuove regole sui prodotti finanziari o sulla distribuzione.
Passa anche dalle infrastrutture che consentono agli investimenti di funzionare concretamente.
Due pubblicazioni recenti di ESMA mostrano bene questa seconda dimensione.
Il 16 ottobre 2026 l’Autorità europea dei mercati ha annunciato il completamento del quadro regolamentare necessario per il passaggio dell’Unione europea al regolamento delle operazioni in titoli in T+1, previsto per l’11 ottobre 2027.
Due giorni prima, ESMA aveva pubblicato i nuovi dati sui servizi di investimento transfrontalieri: nel 2025 circa 15,5 milioni di clienti retail europei hanno utilizzato intermediari stabiliti in un altro Stato membro, con una crescita del 47% rispetto all’anno precedente. esma.europa.eu
Due fenomeni differenti, ma strettamente collegati a un obiettivo centrale della Savings and Investments Union (SIU): costruire un mercato europeo più efficiente, competitivo e realmente transfrontaliero.
Dal T+2 al T+1
Oggi, nella maggior parte dei mercati europei, la conclusione economica di un’operazione e il suo regolamento definitivo non coincidono.
Quando viene acquistato o venduto un titolo, infatti, lo scambio effettivo tra titoli e denaro avviene generalmente due giorni lavorativi dopo la negoziazione.
È il cosiddetto sistema T+2.
Dall’11 ottobre 2027, l’Unione europea passerà invece a T+1.
Il regolamento dovrà quindi avvenire entro il giorno lavorativo successivo alla negoziazione. esma.europa.eu
Può sembrare una modifica tecnica.
In realtà implica una profonda revisione dei processi operativi di banche, intermediari, depositari, infrastrutture di mercato e investitori istituzionali.
ESMA: il quadro regolamentare è ora completo
Il 16 ottobre ESMA ha pubblicato il Final Report sulle nuove linee guida relative alle procedure standardizzate e ai protocolli di comunicazione utilizzati tra imprese di investimento e clienti professionali.
Con questo intervento, secondo ESMA, l’architettura regolamentare necessaria per il passaggio a T+1 è completata. esma.europa.eu
Da questo momento l’attenzione si sposta quindi dalla normativa all’implementazione.
Gli operatori dovranno adeguare:
sistemi informatici;
procedure di allocazione;
processi di conferma;
riconciliazioni;
flussi informativi;
rapporti con controparti e depositari.
ESMA invita espressamente gli operatori ad avviare quanto prima i test lungo l’intera catena di negoziazione e regolamento. esma.europa.eu
La prima scadenza arriva già il 7 dicembre 2026
L’11 ottobre 2027 non è però l’unica data da ricordare.
Una parte importante dei nuovi requisiti entrerà in applicazione molto prima.
Dal 7 dicembre 2026, imprese di investimento e clienti interessati dovranno infatti rispettare le nuove disposizioni relative ai processi di allocazione e conferma delle operazioni.
ESMA richiede in particolare l’utilizzo obbligatorio di:
canali elettronici standardizzati;
standard internazionali di messaggistica;
comunicazioni in formato machine-readable, salvo temporanee interruzioni tecniche. esma.europa.eu
La logica è evidente.
Per comprimere il ciclo di regolamento da due giorni a uno non basta modificare una scadenza normativa.
Occorre ridurre drasticamente le attività manuali e rendere più rapido e automatizzato l’intero processo post-trading.
Perché T+1 è importante
La riduzione del ciclo di regolamento produce diversi effetti.
Innanzitutto diminuisce il periodo durante il quale compratore e venditore rimangono esposti reciprocamente prima che lo scambio sia completato.
Questo può ridurre il rischio di controparte.
Un ciclo più breve può inoltre diminuire il capitale e le garanzie necessarie per sostenere le operazioni in attesa di regolamento.
Il sistema diventa quindi potenzialmente:
più efficiente;
meno rischioso;
meno costoso;
più competitivo a livello internazionale.
Non è casuale che ESMA definisca il passaggio a T+1 una delle iniziative più rilevanti degli ultimi anni per la struttura dei mercati europei. esma.europa.eu
Il confronto internazionale
L’Europa non è la prima grande area finanziaria a intraprendere questa strada.
Gli Stati Uniti, insieme a Canada e Messico, sono già passati a T+1 nel 2024.
Anche Regno Unito e Svizzera stanno lavorando verso un calendario coerente con quello europeo.
Per l’Unione europea, quindi, il passaggio ha anche una dimensione competitiva: mantenere infrastrutture di mercato coerenti con gli standard adottati dalle principali piazze finanziarie internazionali.
Nessun nuovo obbligo diretto per il consulente finanziario
Per il consulente finanziario, T+1 non comporta nuovi obblighi di profilazione, adeguatezza o informativa precontrattuale.
L’impatto sarà prevalentemente indiretto.
Cambieranno infatti i tempi con i quali le operazioni vengono regolate e, conseguentemente, i processi utilizzati dagli intermediari.
Per il cliente ciò potrebbe tradursi in una più rapida disponibilità dei titoli acquistati o del controvalore derivante dalle vendite.
In alcune situazioni diventerà inoltre ancora più importante coordinare correttamente liquidità, disinvestimenti e successivi reinvestimenti.
Intanto crescono rapidamente gli investimenti transfrontalieri
Il passaggio a T+1 arriva mentre un altro fenomeno sta accelerando: sempre più investitori europei utilizzano intermediari stabiliti fuori dal proprio Paese.
Il 14 ottobre 2026 ESMA ha pubblicato la propria analisi annuale sulla prestazione transfrontaliera dei servizi di investimento ai clienti retail nell’UE e nello SEE.
I dati relativi al 2025 sono significativi.
379 imprese di investimento hanno prestato servizi transfrontalieri a clienti retail.
Circa 15,5 milioni di investitori hanno utilizzato intermediari situati in un altro Stato membro.
Rispetto al 2024:
- il numero delle imprese è cresciuto del 2%;
- il numero dei clienti è aumentato del 47%;
- i reclami sono rimasti sostanzialmente stabili, diminuendo dello 0,2%. esma.europa.eu
Il numero dei clienti transfrontalieri è ormai quasi doppio rispetto al 2023. esma.europa.eu
Anche l’Italia è tra i principali mercati di destinazione
ESMA evidenzia inoltre una forte concentrazione geografica degli operatori.
Il 20% delle imprese che prestano servizi transfrontalieri è stabilito a Cipro, seguito dal Lussemburgo con il 14% e dalla Germania con il 12%.
Sul lato dei clienti, invece, Francia, Spagna, Germania e Italia rappresentano i principali mercati di destinazione dei servizi prestati da intermediari situati in altri Paesi europei. esma.europa.eu
Anche questo dato merita attenzione.
Per molti investitori il mercato europeo dei servizi finanziari è già, nei fatti, molto più transfrontaliero di quanto la frammentazione normativa e infrastrutturale possa far pensare.
Una sfida anche per la vigilanza
La crescita del 47% dei clienti transfrontalieri in un solo anno pone inevitabilmente anche una questione di tutela.
Un investitore italiano può utilizzare un intermediario autorizzato in un altro Stato membro attraverso il passaporto europeo.
La vigilanza deve quindi essere in grado di funzionare efficacemente anche quando:
l’intermediario è stabilito in un Paese;
il cliente vive in un altro;
l’infrastruttura di mercato può trovarsi in un terzo Stato.
È proprio in questo contesto che acquistano ulteriore significato le iniziative europee per una maggiore convergenza della vigilanza e il recente Market Integration and Supervision Package (MISP).
Più il mercato diventa transfrontaliero, più la tutela dell’investitore deve essere coerente tra i diversi Stati membri.
Il collegamento con la Savings and Investments Union
T+1 e crescita dei servizi transfrontalieri non sono la stessa cosa.
Ma mostrano due facce dello stesso processo.
La Savings and Investments Union punta a favorire una maggiore partecipazione dei cittadini ai mercati finanziari e, contemporaneamente, a costruire un mercato europeo nel quale capitali e servizi possano circolare con meno ostacoli.
Per raggiungere questo risultato servono almeno tre livelli.
Il primo riguarda gli investitori, con strumenti come i Savings and Investment Accounts e la Retail Investment Strategy.
Il secondo riguarda gli intermediari e la vigilanza, attraverso maggiore integrazione e regole più uniformi.
Il terzo riguarda le infrastrutture dei mercati, che devono essere efficienti, interoperabili e competitive.
Il passaggio a T+1 appartiene soprattutto a quest’ultimo livello.
Dalla regolamentazione all’infrastruttura
Negli ultimi mesi abbiamo seguito soprattutto i grandi dossier legislativi della SIU:
RIS;
SIA;
PEPP;
SFDR 2.0;
MISP;
iniziative sulla fiscalità degli investimenti.
Il passaggio a T+1 ricorda però che un vero mercato europeo dei capitali non si costruisce soltanto attraverso direttive e regolamenti.
Servono anche processi operativi comuni, standard tecnologici e infrastrutture capaci di funzionare alla stessa velocità.
Il fatto che, contemporaneamente, oltre 15 milioni di cittadini utilizzino già servizi di investimento transfrontalieri rende questa esigenza ancora più concreta.
La SIU non riguarda quindi soltanto il modo in cui gli europei investono.
Riguarda anche la struttura attraverso la quale quegli investimenti vengono negoziati, regolati e vigilati.
Ed è proprio su questo terreno che il passaggio a T+1 rappresenta uno dei cambiamenti operativi più importanti dei prossimi dodici mesi.
Fonti ufficiali
ESMA – Final Report sulle CSDR Guidelines per procedure standardizzate e messaging protocols
ESMA – Analysis shows continued growth in cross-border investment services, 14 ottobre 2026



