ESMA e FECIF: trasparenza ESG e valore della consulenza, due temi centrali della nuova finanza retail europea


La regolamentazione finanziaria europea continua a muoversi lungo due direttrici che, a prima vista, possono sembrare distinte ma che in realtà convergono sullo stesso obiettivo: migliorare la qualità delle informazioni offerte agli investitori e rendere più efficace il rapporto tra prodotto, consulenza e cliente.

Il 12 ottobre 2026 ESMA ha pubblicato due nuove note tematiche dedicate alle dichiarazioni di sostenibilità relative agli investimenti a impatto e alla transizione climatica.

Pochi giorni prima, FECIF aveva invece pubblicato un approfondimento sul valore economico della consulenza finanziaria, mettendo in discussione un approccio al Value for Money concentrato esclusivamente sui costi.

Due interventi di natura molto diversa.

Il primo proviene dall’autorità europea di vigilanza sui mercati finanziari e riguarda il rischio di greenwashing.

Il secondo rappresenta la posizione di un’associazione europea dei consulenti e intermediari finanziari nel dibattito sulla Retail Investment Strategy.

Ma entrambi pongono una domanda fondamentale:

come valutare correttamente il valore che un prodotto o un servizio finanziario produce per l’investitore?

ESMA interviene sulle dichiarazioni di impatto e transizione

ESMA ha pubblicato due nuove thematic notes dedicate alle comunicazioni relative alla sostenibilità.

L’obiettivo è aiutare gli operatori a rispettare un principio già presente nella normativa europea: le informazioni rivolte agli investitori devono essere chiare, corrette e non fuorvianti.

Le note non introducono nuovi obblighi normativi e, come chiarisce espressamente ESMA, non devono essere interpretate come un’anticipazione delle scelte legislative che saranno compiute nell’ambito della revisione di SFDR. ESMA

Il loro valore è soprattutto operativo.

ESMA presenta esempi di buone e cattive pratiche osservate sul mercato, indicando quali elementi dovrebbero essere spiegati quando un fondo, un’obbligazione o un altro strumento finanziario viene presentato come capace di generare un impatto positivo o contribuire alla transizione climatica.

Investire in un’impresa sostenibile non significa automaticamente “generare impatto”

Uno dei passaggi più interessanti riguarda il concetto di impact investing.

ESMA richiama l’attenzione sulla necessità di distinguere tra l’impatto prodotto dall’impresa nella quale viene effettuato l’investimento e il contributo specificamente riconducibile all’investitore o alla strategia finanziaria.

È una distinzione sostanziale.

Un fondo che investe in società impegnate nella produzione di energie rinnovabili non può automaticamente sostenere che l’acquisto di quelle azioni abbia prodotto direttamente una determinata riduzione delle emissioni.

Quando viene utilizzato il concetto di “impatto”, secondo ESMA dovrebbe essere spiegato con chiarezza:

quale cambiamento si intende produrre;

attraverso quale meccanismo l’investimento dovrebbe contribuire a produrlo;

come verranno misurati i risultati.

Il problema è particolarmente rilevante perché ESMA aveva già individuato nelle dichiarazioni sull’impatto reale una delle aree maggiormente esposte al rischio di greenwashing. ESMA

Portafoglio più “verde” non significa necessariamente economia più verde

La seconda nota riguarda invece le climate transition claims.

Anche in questo caso ESMA invita alla prudenza nell’utilizzo di affermazioni che collegano una strategia finanziaria alla decarbonizzazione dell’economia.

Un fondo può infatti ridurre rapidamente la propria impronta carbonica semplicemente vendendo titoli di imprese ad alte emissioni.

Questo migliora il dato relativo al portafoglio.

Ma non significa necessariamente che siano diminuite le emissioni complessive nell’economia reale.

È quindi fondamentale distinguere tra:

decarbonizzazione del portafoglio

e

decarbonizzazione dell’economia reale.

Le dichiarazioni sulla transizione sono inoltre frequentemente basate su obiettivi futuri e dipendono da ipotesi, dati, politiche aziendali e condizioni esterne.

Per questo ESMA ritiene necessario spiegare con particolare precisione quale sia l’obiettivo di transizione, come dovrebbe essere raggiunto e attraverso quali indicatori verranno verificati i progressi. ESMA

Il collegamento con SFDR 2.0

Questi documenti assumono particolare interesse mentre procede la revisione della Sustainable Finance Disclosure Regulation.

La direzione che sta emergendo nel dibattito europeo è il superamento dell’utilizzo improprio degli attuali Articoli 8 e 9 come se fossero vere e proprie etichette ESG, attraverso l’introduzione di categorie di prodotto più comprensibili.

Tra queste dovrebbe avere un ruolo centrale proprio la categoria Transition.

La questione posta da ESMA diventa quindi essenziale.

Se un prodotto verrà presentato come “Transition”, dovrà essere possibile comprendere che cosa sta realmente finanziando, quali risultati cerca di ottenere e come questi risultati vengono misurati.

La futura architettura SFDR dovrà quindi trovare un equilibrio tra due esigenze:

rendere le categorie semplici da comprendere per gli investitori;

evitare che questa semplicità si traduca in dichiarazioni generiche o difficilmente verificabili.

Le nuove note ESMA sembrano anticipare proprio il tipo di rigore informativo che sarà necessario per rendere credibili le nuove categorie.

Cosa cambia per il consulente finanziario

Nell’immediato non cambia alcun obbligo MiFID.

Le note ESMA non modificano neppure le regole sulle preferenze di sostenibilità del cliente.

Ma possono incidere sulla qualità dell’attività di selezione e presentazione dei prodotti.

Quando un fondo utilizza espressioni come:

impact,

transition,

net zero,

decarbonisation,

diventa sempre più importante verificare cosa queste definizioni significhino concretamente nella strategia di investimento.

Per la consulenza il rischio non è soltanto quello di utilizzare un prodotto non coerente con le preferenze del cliente.

È anche quello di trasferire al cliente una promessa ambientale più forte di quella che il prodotto può effettivamente dimostrare.

FECIF: il Value for Money non può guardare soltanto ai costi

Sul fronte della Retail Investment Strategy, FECIF pone invece una questione differente ma altrettanto importante.

Nell’editoriale pubblicato il 1° ottobre, Martin Klein affronta il tema del valore della consulenza finanziaria, partendo dal dibattito europeo sul Value for Money.

La domanda posta è semplice: verificare che costi e commissioni siano giustificati è certamente necessario, ma come viene misurato ciò che il cliente riceve in cambio di quei costi?

FECIF sostiene che il dibattito regolamentare rischi di concentrarsi eccessivamente sul lato del costo senza attribuire sufficiente attenzione ai benefici economici e comportamentali prodotti dalla consulenza. fecif.eu

L’approfondimento richiama oltre vent’anni di ricerche internazionali e una nuova indagine realizzata in Germania su circa 2.000 cittadini.

Secondo FECIF, le persone che ricevono consulenza mostrerebbero con maggiore frequenza comportamenti come una pianificazione previdenziale più precoce, maggiore regolarità nel risparmio e una migliore comprensione di alcuni rischi finanziari. fecif.eu

È però importante mantenere una distinzione metodologica.

Una correlazione tra consulenza e migliori comportamenti finanziari non dimostra automaticamente che tutti questi risultati siano causati esclusivamente dalla consulenza.

Il documento rappresenta inoltre la posizione di un’organizzazione che rappresenta il settore della consulenza finanziaria, non una valutazione indipendente delle autorità europee.

Ciò non toglie che la questione sollevata sia centrale.

Quanto vale evitare un errore?

Il valore della consulenza non è sempre facilmente misurabile attraverso un rendimento percentuale.

Una parte significativa del beneficio può derivare da elementi difficili da inserire in un semplice confronto tra costi.

Ad esempio:

mantenere un portafoglio coerente con gli obiettivi;

evitare decisioni emotive durante le fasi di volatilità;

correggere un’eccessiva concentrazione del rischio;

pianificare correttamente previdenza e fiscalità;

mantenere nel tempo una disciplina di investimento.

In molti casi il valore può quindi essere rappresentato non soltanto da ciò che viene fatto, ma anche da ciò che viene evitato.

Ed è proprio qui che il concetto di Value for Money diventa più complesso.

Un prodotto finanziario può essere confrontato con altri prodotti sulla base di costi, performance, rischi e caratteristiche.

Un servizio di consulenza comprende invece anche elementi qualitativi e comportamentali.

RIS: il difficile equilibrio tra costi, qualità e accessibilità della consulenza

Questo dibattito si inserisce direttamente nella Retail Investment Strategy.

La RIS punta a migliorare la qualità dei prodotti e della distribuzione, rafforzare la tutela degli investitori e verificare che i costi sostenuti siano giustificati rispetto ai benefici ricevuti.

Ma un sistema di Value for Money eccessivamente concentrato sulla compressione dei costi potrebbe produrre effetti differenti da quelli desiderati se rendesse economicamente più difficile fornire consulenza ai clienti con patrimoni meno elevati.

Dall’altra parte, riconoscere il valore della consulenza non può significare rinunciare alla trasparenza sui costi o alla verifica della qualità del servizio.

Il punto centrale sarà quindi trovare un equilibrio tra:

costo;

qualità;

accessibilità;

risultato per il cliente.

È probabilmente uno dei nodi più delicati della futura attuazione tecnica della RIS.

Due dossier diversi, la stessa domanda: cosa riceve realmente l’investitore?

ESMA e FECIF affrontano temi molto diversi.

ESMA chiede che chi utilizza parole come “impact” o “transition” sia in grado di dimostrare che cosa realmente significhino.

FECIF chiede che, quando si valuta il costo della consulenza, venga considerato anche ciò che il cliente riceve in cambio.

In entrambi i casi, il punto fondamentale è lo stesso:

non basta un’etichetta. Occorre dimostrare il valore sottostante.

Un prodotto sostenibile deve dimostrare in che modo realizza ciò che promette.

Un servizio di consulenza deve essere valutato non soltanto per quanto costa, ma anche per la qualità e i risultati che produce per il cliente.

È un approccio che potrebbe diventare sempre più importante nella nuova architettura europea degli investimenti retail.

Verso una regolamentazione più orientata ai risultati

Negli ultimi anni la regolamentazione europea si è concentrata soprattutto sulla definizione di obblighi, disclosure, classificazioni e processi.

La fase che si sta aprendo sembra invece porre una crescente attenzione ai risultati effettivi.

Nel campo ESG significa chiedersi se le dichiarazioni di sostenibilità rappresentino realmente le caratteristiche degli investimenti.

Nel campo della consulenza significa chiedersi se costi e servizi producano un beneficio effettivo per il cliente.

SFDR 2.0 e Retail Investment Strategy seguono percorsi legislativi distinti, ma sembrano quindi convergere verso una logica comune:

maggiore semplicità nelle informazioni, maggiore verificabilità delle promesse e maggiore attenzione al valore effettivamente prodotto per l’investitore.

Ed è probabilmente proprio questo uno dei passaggi più importanti della nuova regolamentazione finanziaria europea.

Fonti

ESMA – ESMA promotes clarity in claims on impact and transition, 12 ottobre 2026

ESMA – Thematic note on impact claims

ESMA – Thematic note on transition claims

FECIF – The Advice Surplus: What the Numbers Say About the Value of Financial Advice

SIU: dai PIR italiani alla distribuzione degli IBIPs, due nuovi tasselli dell’attuazione europea


Il rapporto europeo apre il tema dell’evoluzione dei PIR verso i Savings and Investment Accounts, mentre EIOPA punta a semplificare la distribuzione dei prodotti assicurativi di investimento.

La Savings and Investments Union (SIU) continua a prendere forma attraverso interventi che riguardano aspetti molto diversi del mercato finanziario europeo, ma che rispondono a un obiettivo comune: rendere più semplice ed efficace il passaggio dal risparmio all’investimento.

Due sviluppi recenti meritano particolare attenzione.

Il primo riguarda il rapporto tra i PIR italiani e i Savings and Investment Accounts (SIA) promossi dalla Commissione europea.

Il secondo interessa invece direttamente la distribuzione dei prodotti di investimento assicurativi (IBIPs), con una nuova consultazione EIOPA volta a semplificare processi di vendita e informativa precontrattuale.

Due dossier differenti, ma strettamente collegati alla trasformazione che l’Europa sta cercando di imprimere al mercato retail.

PIR italiani e Savings and Investment Accounts: quale possibile evoluzione?

Un documento del Financial Services Committee, utilizzato nell’ambito del monitoraggio 2026 dei progressi della SIU e della Capital Markets Union, offre un’indicazione interessante sul caso italiano.

Il rapporto analizza lo stato di sviluppo dei Savings and Investment Accounts nei diversi Stati membri e segnala una particolarità per l’Italia.

I PIR non risultano formalmente indicati dall’Italia come un sistema SIA già operativo nella risposta al questionario europeo.

La Commissione europea, tuttavia, aveva considerato i Piani Individuali di Risparmio tra gli strumenti nazionali potenzialmente assimilabili ai Savings and Investment Accounts nella preparazione della propria raccomandazione.

Il documento segnala inoltre che sono in corso interlocuzioni con il settore per valutare possibili miglioramenti degli strumenti di investimento esistenti.

Questo apre una questione interessante: i PIR potrebbero evolvere per avvicinarsi maggiormente al modello europeo dei SIA?

PIR e SIA non sono la stessa cosa

È importante distinguere i due strumenti.

I PIR italiani sono nati con una duplice finalità:

favorire l’investimento di lungo periodo delle famiglie;

e contemporaneamente indirizzare una parte significativa del capitale verso le imprese italiane.

I Savings and Investment Accounts europei hanno invece una logica più ampia: creare contenitori semplici, accessibili e fiscalmente efficienti attraverso i quali i cittadini possano investire nei mercati finanziari.

La differenza non è marginale.

Nel modello SIU, l’obiettivo è aumentare la partecipazione agli investimenti evitando, per quanto possibile, barriere che segmentino il mercato lungo i confini nazionali.

Ed è proprio questo elemento che rende particolarmente interessante il momento attuale.

Il collegamento con la procedura europea sui PIR

La riflessione sul futuro dei PIR arriva infatti mentre la Commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia proprio su uno degli elementi caratterizzanti della loro disciplina.

Bruxelles contesta il requisito che lega una parte dell’agevolazione fiscale all’investimento in strumenti emessi da imprese residenti in Italia oppure nello Spazio Economico Europeo con stabile organizzazione nel nostro Paese.

Secondo la Commissione, questo vincolo potrebbe costituire una restrizione alla libera circolazione dei capitali.

Le due questioni sono giuridicamente distinte.

Da una parte c’è la procedura di infrazione.

Dall’altra il dibattito sull’eventuale evoluzione dei PIR nell’architettura dei Savings and Investment Accounts.

Ma il punto di fondo è comune: come conciliare incentivi fiscali nazionali e costruzione di un mercato europeo dei capitali realmente integrato?

I SIA si stanno diffondendo in Europa

Il rapporto del Financial Services Committee mostra inoltre come il processo sia ormai concreto.

Diversi Stati membri dispongono già di sistemi assimilabili ai Savings and Investment Accounts e altri stanno lavorando a nuove soluzioni legislative o fiscali.

Ne abbiamo già visto alcuni esempi.

L’Irlanda sta sviluppando un nuovo Investment Account.

La Romania ha approvato i propri Conturi de Economii și Investiții.

Altri Paesi dispongono da tempo di strumenti che favoriscono fiscalmente l’investimento di lungo periodo.

L’Europa non sembra quindi orientata verso la creazione di un unico conto identico in tutti gli Stati.

La direzione è piuttosto quella di favorire modelli nazionali coerenti con alcuni principi comuni: semplicità, accessibilità, diversificazione e neutralità rispetto agli investimenti europei.

Per l’Italia sarà interessante capire se questo processo porterà a una revisione dei PIR, alla nascita di un nuovo strumento oppure a una convivenza tra soluzioni differenti.

EIOPA interviene invece sulla distribuzione degli IBIPs

Il secondo sviluppo riguarda un altro pilastro della strategia europea: come vengono distribuiti i prodotti finanziari ai risparmiatori.

EIOPA ha aperto una consultazione su un nuovo Supervisory Statement dedicato ai processi di vendita e all’informativa precontrattuale degli Insurance-Based Investment Products (IBIPs).

Si tratta dei prodotti assicurativi con componente di investimento, che rappresentano una parte importante del patrimonio finanziario delle famiglie europee.

L’Autorità parte da un problema ormai noto.

Nel corso degli anni la regolamentazione ha aumentato significativamente la quantità di verifiche, documenti e informazioni richieste durante il processo di vendita.

Questo ha certamente rafforzato la tutela del consumatore, ma può anche determinare una crescente complessità.

Il rischio è che l’accumulo di informazioni e procedure finisca per ridurre, anziché aumentare, la reale comprensione del prodotto da parte del cliente.

Meno formalismi, più attenzione al risultato

L’impostazione proposta da EIOPA cerca quindi di spostare l’attenzione dalla semplice verifica formale degli adempimenti alla loro effettiva utilità.

Tra gli elementi centrali emergono:

  • maggiore proporzionalità nelle verifiche e nella documentazione;
  • riduzione delle duplicazioni informative;
  • maggiore attenzione alla comprensione effettiva del prodotto;
  • valutazione della qualità complessiva del processo di vendita.

Il principio è significativo.

La protezione dell’investitore non dovrebbe essere misurata soltanto attraverso il numero di documenti consegnati o di domande poste al cliente.

Dovrebbe essere valutata soprattutto in base alla capacità del processo di consentire una decisione realmente consapevole.

Il collegamento con la Retail Investment Strategy

L’iniziativa EIOPA non è isolata.

Si inserisce direttamente nel percorso della Retail Investment Strategy (RIS).

La Commissione ha affidato a EIOPA ed ESMA due mandati paralleli per sviluppare gli aspetti tecnici della nuova disciplina.

Tra i temi da approfondire figurano:

Value for Money;

inducements;

suitability e appropriateness;

simple advice;

product governance;

customer journey.

La consultazione sugli IBIPs può quindi diventare un primo laboratorio per quella semplificazione dei processi retail che la RIS dovrebbe poi sviluppare in maniera più ampia.

Un tema molto concreto per la consulenza finanziaria

Per i consulenti questo passaggio è particolarmente rilevante.

Negli ultimi anni una parte crescente dell’attività professionale è stata assorbita dalla gestione di procedure, questionari, documentazione e adempimenti.

Molti di questi strumenti hanno una funzione indispensabile.

Ma il problema emerge quando la quantità di informazioni supera la capacità del cliente di comprenderle realmente.

Una regolamentazione maggiormente orientata al risultato potrebbe consentire di riportare l’attenzione sull’elemento essenziale del rapporto di consulenza: comprendere gli obiettivi del cliente e costruire una soluzione coerente con il suo profilo finanziario.

Semplificare, quindi, non significa ridurre la tutela.

Può significare, al contrario, rendere la tutela più efficace.

Due facce della stessa strategia europea

A prima vista, il futuro dei PIR e la semplificazione della distribuzione assicurativa possono sembrare due temi lontani.

In realtà appartengono alla stessa trasformazione.

Da un lato, l’Europa vuole creare strumenti che rendano più semplice e conveniente investire.

Dall’altro, vuole rendere più semplice anche il processo attraverso il quale quei prodotti vengono scelti e distribuiti.

Il primo problema riguarda quindi l’accesso agli investimenti.

Il secondo riguarda la qualità dell’esperienza dell’investitore.

Ed entrambi sono essenziali se l’obiettivo della Savings and Investments Union è spostare una parte maggiore del risparmio europeo dai depositi verso investimenti produttivi di lungo periodo.

La SIU entra nella fase operativa

Negli ultimi mesi la Savings and Investments Union sta assumendo una forma sempre più concreta.

Abbiamo visto:

i Savings and Investment Accounts;

la Retail Investment Strategy;

la revisione del PEPP;

la riforma di SFDR;

il Market Integration and Supervision Package;

le procedure europee sulle barriere fiscali nazionali;

e ora anche un possibile ripensamento degli strumenti di investimento già esistenti nei singoli Stati.

Il filo conduttore è sempre lo stesso: costruire un mercato europeo nel quale risparmiare e investire sia più semplice, più efficiente e meno condizionato dai confini nazionali.

Per l’Italia, il futuro dei PIR potrebbe diventare uno dei casi più interessanti di questa trasformazione.

Per la consulenza finanziaria, invece, il lavoro di EIOPA sugli IBIPs anticipa un altro tema destinato ad assumere crescente importanza: passare da una compliance prevalentemente formale a una regolamentazione maggiormente orientata alla qualità del risultato per il cliente.

Sono due evoluzioni da seguire con attenzione perché potrebbero incidere direttamente, nei prossimi anni, sia sugli strumenti utilizzati dagli investitori sia sul modo in cui vengono loro consigliati.

Fonti

Consiglio UE / Financial Services Committee – Structured monitoring of progress on SIU/CMU

EIOPA – Consultation on sales processes and pre-contractual information for Insurance-Based Investment Products

Commissione europea – Savings and Investments Union

Commissione europea – Savings and Investment Accounts

30 anni in Azimut: una storia di fiducia, indipendenza e futuro


30 anni in Azimut: una storia di fiducia, indipendenza e futuro

10 ottobre 1996 – 10 ottobre 2026

Trent’anni. Un traguardo importante, che invita a guardare indietro con soddisfazione, ma soprattutto avanti con entusiasmo.

Il 10 ottobre 1996 iniziava ufficialmente il mio percorso professionale in Azimut Consulenza per Investimenti SIM.

Oggi, esattamente trent’anni dopo, sono ancora qui. Nello stesso Gruppo, con la stessa convinzione nella centralità della consulenza finanziaria e con la consapevolezza di aver attraversato un periodo di trasformazioni straordinarie, per i mercati, per la nostra professione e per la stessa Azimut.

Una scelta professionale diventata una storia

La mia attività di consulente finanziario è iniziata nel 1989, in Interbancaria Investimenti, realtà del gruppo BNL.

Quando nel 1996 scelsi Azimut, avevo già maturato un’esperienza significativa nel settore. Cercavo un modello professionale che valorizzasse l’autonomia, la competenza e la possibilità di costruire nel tempo rapporti solidi con i clienti.

Quella scelta si è trasformata in un percorso lungo trent’anni.

Non sono mancati i cambiamenti societari e organizzativi: Azimut Consulenza, Azimut & Partners e, dal 2016, Azimut Capital Management.

Ma, al di là delle denominazioni, è rimasto costante un elemento fondamentale: l’appartenenza a un progetto imprenditoriale nel quale ho creduto e continuo a credere.

Dalla crescita del Gruppo alla quotazione in Borsa

Nel 1996 Azimut era una realtà profondamente diversa da quella di oggi.

In questi trent’anni ho avuto il privilegio di assistere alla sua trasformazione in un gruppo internazionale, capace di ampliare progressivamente il proprio raggio d’azione dal risparmio gestito al wealth management, dagli investimenti nei mercati privati ai servizi di investment banking e alle nuove tecnologie finanziarie.

Un passaggio particolarmente significativo è stato il 2004, anno della quotazione di Azimut Holding alla Borsa di Milano.

Da quel momento sono diventato anche azionista del Gruppo, partecipando al Patto di Sindacato.

Una scelta che, per me, ha rappresentato qualcosa di più di un investimento finanziario: la volontà di condividere, anche come azionista, il destino imprenditoriale della società nella quale svolgo la mia attività professionale.

Ho vissuto le fasi di espansione, le difficoltà dei mercati, le crisi finanziarie e i periodi di profondo cambiamento economico.

Dal crollo dei mercati tecnologici dei primi anni Duemila alla crisi finanziaria globale del 2008, dalla crisi del debito sovrano europeo alla pandemia, fino al ritorno dell’inflazione e alle nuove tensioni geopolitiche.

Ogni fase ha richiesto capacità di adattamento, aggiornamento professionale e, soprattutto, equilibrio nelle scelte di investimento.

Il vero patrimonio costruito in trent’anni

In un’attività come la nostra, i risultati economici sono importanti. Ma non raccontano tutto.

Il patrimonio professionale più prezioso è costituito dalla fiducia delle persone che hanno scelto di affidarmi una parte importante dei propri risparmi, dei propri progetti e delle proprie aspettative.

Alcuni rapporti professionali attraversano ormai diversi decenni. Nel tempo sono cambiate le esigenze, le condizioni familiari, gli obiettivi patrimoniali e previdenziali.

La consulenza finanziaria è cambiata insieme a loro.

Ho sempre cercato di interpretare questo ruolo partendo da una convinzione che continua a rappresentare il principio guida della mia attività:

«Il mio successo professionale coincide con la soddisfazione dei miei clienti».

Non è soltanto una dichiarazione di intenti.

È il criterio con cui considero il valore del mio lavoro.

La soddisfazione di un cliente non si misura esclusivamente attraverso una performance, ma anche nella qualità delle decisioni, nella consapevolezza dei rischi, nella capacità di affrontare momenti difficili e nella costruzione di una pianificazione coerente con i propri obiettivi di vita.

La fiducia richiede tempo per essere conquistata e attenzione costante per essere mantenuta.

Trent’anni mi hanno insegnato soprattutto questo.

L’impegno per la professione

Accanto all’attività con i clienti, ho sempre ritenuto importante contribuire alla crescita e al riconoscimento della nostra professione.

La mia iscrizione ad ANASF risale al 1989.

Nel corso degli anni ho assunto incarichi associativi a livello regionale e, dal novembre 2024, ricopro il ruolo di Consigliere Nazionale.

Ho inoltre avuto l’opportunità di partecipare ai lavori della Commissione esaminatrice dell’Organismo di vigilanza e tenuta dell’Albo unico dei Consulenti Finanziari (OCF).

Sono esperienze che hanno rafforzato una convinzione: il futuro della consulenza finanziaria dipende non soltanto dalle capacità dei singoli professionisti, ma anche dalla qualità delle regole, dalla formazione continua e dal riconoscimento del valore sociale della nostra attività.

In un Paese nel quale il risparmio rappresenta una risorsa fondamentale per le famiglie e per l’economia, il consulente finanziario può e deve svolgere una funzione sempre più rilevante.

Trent’anni dopo, una nuova sfida: TNB

Il bello di un percorso professionale così lungo è scoprire che esistono ancora progetti capaci di suscitare lo stesso interesse e lo stesso entusiasmo degli inizi.

Oggi questa prospettiva è rappresentata anche dal progetto TNB, The Next Bank, al quale partecipo come Product Specialist.

È una nuova fase di evoluzione del modello di servizio finanziario, che mette al centro l’integrazione delle competenze, l’ampliamento dell’offerta e la capacità di rispondere a esigenze patrimoniali sempre più articolate.

Dopo trent’anni, continuo a considerare il cambiamento non come una minaccia, ma come un’opportunità.

La tecnologia, l’intelligenza artificiale, l’evoluzione della normativa europea, il crescente ruolo dei mercati privati e le nuove esigenze previdenziali stanno ridisegnando il nostro settore.

Ma c’è un elemento che ritengo insostituibile: la relazione umana.

Gli strumenti cambiano, le opportunità di investimento si moltiplicano e i mercati si trasformano. La responsabilità di aiutare le persone a compiere scelte consapevoli rimane.

Un anniversario, soprattutto un ringraziamento

Oggi desidero ringraziare le persone che hanno condiviso con me questo percorso.

I clienti, prima di tutto, per la fiducia che hanno riposto e continuano a riporre nel mio lavoro.

I colleghi, con i quali ho condiviso esperienze professionali, sfide, confronti e importanti momenti di crescita.

Le persone che, nel corso degli anni, hanno contribuito a costruire e sviluppare Azimut, trasformandola nella realtà che conosciamo oggi.

E naturalmente la mia famiglia, che mi ha accompagnato lungo un percorso professionale intenso e ricco di impegni.

Trent’anni rappresentano una parte importante della vita di una persona.

Per me rappresentano anche la conferma che una scelta professionale, quando poggia su valori solidi e su una visione di lungo periodo, può trasformarsi in una storia di appartenenza, fiducia e crescita reciproca.

Il 10 ottobre 1996 iniziava un percorso.

Il 10 ottobre 2026 celebro trent’anni di quel percorso.

Con orgoglio per quello che è stato costruito, gratitudine verso chi lo ha reso possibile e curiosità per ciò che ci attende.

Perché trent’anni sono un traguardo importante. Ma non un punto di arrivo.

Mario Martino

10 ottobre 2026

SIU, il Consiglio UE trova l’accordo sul MISP: più integrazione dei mercati e più poteri a ESMA


La Savings and Investments Union (SIU) compie un nuovo passo concreto.

Il 9 ottobre 2026 il Consiglio dell’Unione europea ha raggiunto un accordo politico sugli elementi principali della propria posizione negoziale sul Market Integration and Supervision Package (MISP), il pacchetto che punta a ridurre la frammentazione dei mercati dei capitali europei e a rafforzare la vigilanza a livello UE. Consiglio dell’Unione Europea

Si tratta di uno dei dossier centrali della SIU.

L’obiettivo di fondo è noto: l’Europa dispone di un’enorme massa di risparmio, ma una quota rilevante resta concentrata in depositi bancari a basso rendimento anziché finanziare direttamente imprese, innovazione e crescita.

Secondo il Consiglio, circa 10.000 miliardi di euro di risparmio delle famiglie europee sono ancora detenuti in depositi bancari. Parallelamente, i mercati dei capitali europei rimangono molto più piccoli e frammentati rispetto a quelli statunitensi. Consiglio dell’Unione Europea

Più vigilanza europea per i principali operatori

Uno degli elementi più importanti dell’accordo riguarda il ruolo di ESMA.

Secondo la posizione concordata dal Consiglio, la vigilanza sui più importanti operatori transfrontalieri verrebbe trasferita dalle autorità nazionali direttamente all’Autorità europea.

Il nuovo perimetro comprenderebbe, in particolare:

  • le sedi di negoziazione transfrontaliere più rilevanti;
  • alcuni depositari centrali di titoli, i CSD;
  • le principali controparti centrali, le CCP;
  • i maggiori crypto-asset service providers con rilevante attività transfrontaliera.

L’obiettivo è ottenere una vigilanza più uniforme sui soggetti la cui attività ha ormai una dimensione effettivamente europea. Consiglio dell’Unione Europea

Il Consiglio ha però adottato un’impostazione più prudente rispetto alla proposta originaria della Commissione.

Non tutti gli operatori transfrontalieri verrebbero infatti automaticamente trasferiti sotto la vigilanza diretta di ESMA: il testo introduce criteri di significatività destinati a circoscrivere il nuovo perimetro.

Anche nel settore crypto, per esempio, la proposta iniziale della Commissione prevedeva un trasferimento più ampio, mentre il Consiglio limita la supervisione immediata di ESMA ai provider transfrontalieri più significativi. Consiglio dell’Unione Europea

Una nuova governance per ESMA

Il rafforzamento dei poteri di vigilanza richiede inevitabilmente anche una diversa organizzazione interna.

La posizione del Consiglio prevede quindi la creazione di un Executive Board permanente di ESMA, formato da un presidente e cinque membri indipendenti a tempo pieno.

Il nuovo organo avrebbe il compito di gestire l’operatività dell’Autorità e assumere le decisioni relative ai soggetti direttamente vigilati.

Rimarrebbe comunque centrale il Board of Supervisors, nel quale sono rappresentate le autorità nazionali e che continuerebbe a occuparsi delle decisioni regolamentari, della strategia, del bilancio e della convergenza della vigilanza. Consiglio dell’Unione Europea

Il modello che emerge non è quindi una sostituzione completa delle autorità nazionali, ma una progressiva costruzione di un sistema di vigilanza europeo più integrato.

Arriva il “passaporto” europeo per i depositari dei fondi

Un altro elemento particolarmente rilevante riguarda il settore del risparmio gestito.

Oggi, in linea generale, un fondo deve utilizzare un depositario stabilito nello stesso Stato membro.

Il MISP introduce invece un depositary passport, che consentirebbe a un fondo di nominare un depositario situato in un altro Paese dell’Unione europea.

La finalità è evidente: aumentare la concorrenza, ampliare la scelta e favorire la nascita di un mercato europeo della gestione patrimoniale realmente integrato. Consiglio dell’Unione Europea

Il compromesso del Consiglio contiene tuttavia una limitazione significativa: l’introduzione del passaporto sarebbe facoltativa per i singoli Stati membri.

È un esempio interessante della tensione che continua a caratterizzare la costruzione della SIU: da una parte l’obiettivo di creare un vero mercato unico, dall’altra la volontà degli Stati di mantenere un certo grado di autonomia sulle proprie infrastrutture finanziarie.

Nasce anche il Pan-European Market Operator

Il Consiglio mantiene inoltre la proposta della Commissione di creare il nuovo regime PEMO – Pan-European Market Operator.

Le infrastrutture che aderiranno volontariamente al regime potranno gestire più sedi operative nell’Unione attraverso un’unica autorizzazione europea e sotto la vigilanza diretta di ESMA.

Il meccanismo mira a ridurre la necessità di operare attraverso autorizzazioni e regimi nazionali differenti e potrebbe quindi contribuire alla creazione di operatori di mercato realmente paneuropei. Consiglio dell’Unione Europea

Più spazio alla tecnologia DLT

Il pacchetto interviene anche sul DLT Pilot Regime, il quadro sperimentale europeo destinato alla negoziazione e al regolamento di strumenti finanziari tramite tecnologie a registro distribuito.

La posizione del Consiglio amplia il volume delle attività che potranno essere svolte all’interno del regime.

L’obiettivo è favorire l’utilizzo della blockchain e delle infrastrutture digitali nella negoziazione e nel regolamento dei titoli, riducendo potenzialmente costi e complessità operative. Consiglio dell’Unione Europea

È un aspetto da non sottovalutare.

L’integrazione dei mercati europei non passa infatti soltanto attraverso l’armonizzazione normativa, ma anche attraverso la costruzione di infrastrutture tecnologiche comuni.

Un accordo importante, ma il percorso legislativo non è concluso

È importante chiarire lo stato dell’iter.

Il Consiglio ha raggiunto un accordo politico sugli elementi fondamentali della propria posizione negoziale, ma il testo deve ancora essere finalizzato e formalmente adottato.

Il Parlamento europeo, nel frattempo, non ha ancora adottato la propria posizione: il dossier risulta ancora in fase di esame presso la commissione ECON. Osservatorio Legislativo

I negoziati interistituzionali potranno quindi iniziare soltanto quando anche il Parlamento avrà definito il proprio mandato.

Il MISP è composto da tre provvedimenti:

  • una Master Regulation;
  • una Master Directive, che modifica anche MiFID II, UCITS e AIFMD;
  • un nuovo regolamento sulla Settlement Finality.

Non siamo quindi ancora davanti alla normativa definitiva, ma il passaggio del 9 ottobre segna un avanzamento politico significativo. Consiglio dell’Unione Europea

Cosa significa per consulenti e investitori

Nell’immediato, il MISP non modifica gli obblighi del consulente finanziario nella relazione con il cliente.

Non interviene direttamente su suitability, inducements o Value for Money, temi che appartengono soprattutto alla Retail Investment Strategy.

Gli effetti sono più strutturali.

Un mercato europeo più integrato potrebbe favorire:

maggiore concorrenza tra operatori e gestori;

riduzione dei costi legati alla frammentazione nazionale;

più facilità nella distribuzione transfrontaliera dei prodotti;

maggiore efficienza nelle infrastrutture di negoziazione e regolamento;

più capacità dei mercati europei di finanziare imprese e investimenti.

Per l’investitore, quindi, il beneficio potenziale non nasce da un nuovo incentivo fiscale o da una nuova tipologia di prodotto, ma da un mercato più ampio, efficiente e competitivo.

La SIU sta entrando nella fase dell’integrazione concreta

Il significato politico ed economico del MISP va però oltre le singole disposizioni.

Negli ultimi mesi abbiamo visto la SIU svilupparsi su più fronti.

Con i Savings and Investment Accounts, l’Europa cerca di incentivare la partecipazione dei cittadini ai mercati.

Con la Retail Investment Strategy, interviene sulle regole della distribuzione e sulla protezione dell’investitore.

Con la revisione del PEPP, prova a rafforzare il risparmio previdenziale di lungo periodo.

Con le iniziative fiscali e le procedure di infrazione, cerca di eliminare gli ostacoli nazionali alla libera circolazione dei capitali.

Con il MISP, infine, interviene direttamente sull’architettura dei mercati e della vigilanza.

Il quadro che emerge è sempre più coerente: non basta convincere i cittadini europei a investire una parte maggiore del proprio risparmio; occorre contemporaneamente costruire un mercato dei capitali capace di assorbire quel risparmio in maniera efficiente e realmente transfrontaliera.

Una coincidenza significativa: Carlo Comporti alla guida di ESMA

La giornata del 9 ottobre è stata importante anche sotto il profilo istituzionale.

Il Consiglio ha formalmente nominato Carlo Comporti nuovo presidente di ESMA.

Comporti, attualmente commissario CONSOB e già membro degli organi di governo di ESMA, entrerà in carica il 1° novembre 2026 per un mandato di cinque anni, rinnovabile una volta. Il Parlamento europeo aveva approvato la sua nomina il 15 settembre. Consiglio dell’Unione Europea

La coincidenza temporale è significativa.

Comporti guiderà ESMA proprio mentre l’Autorità potrebbe ricevere nuovi poteri di vigilanza diretta e mentre entreranno nella fase applicativa altri dossier centrali come RIS, SFDR 2.0 e le ulteriori iniziative della Savings and Investments Union.

Conclusioni

L’accordo raggiunto dal Consiglio sul MISP rappresenta quindi un passaggio importante nella costruzione della Savings and Investments Union.

Non siamo ancora alla conclusione dell’iter e il Parlamento potrebbe modificare diversi elementi del compromesso raggiunto dagli Stati membri.

Ma la direzione è ormai evidente.

La SIU sta progressivamente passando dalla definizione degli obiettivi alla costruzione concreta di un mercato europeo dei capitali più integrato, con meno barriere nazionali e una vigilanza sempre più europea.

Il prossimo passaggio da seguire sarà quindi la posizione del Parlamento europeo e, successivamente, il trilogo.

È lì che capiremo quale sarà il reale grado di integrazione che l’Europa è pronta ad accettare.

Fonti

Consiglio UE – Savings and investments union: Council agrees key elements of crucial measures to deepen EU capital markets, 9 ottobre 2026

Consiglio UE – Market Integration and Supervision Package: quadro e stato dell’iter

Parlamento europeo – MISP Master Directive, procedura 2025/0382(COD)

Parlamento europeo – MISP Master Regulation, procedura 2025/0383(COD)

Consiglio UE – Carlo Comporti appointed chair of ESMA

Azimut Global View – Non è un deja-vu


  • I titoli di Stato francesi sono stati investiti da pesanti vendite, innescando un drastico allargamento dello spread con la Germania e rievocando lo spettro della crisi europea del 2011.
  • La proposta di Mélenchon di cancellare il debito francese in pancia alla BCE è probabile che sia stato il catalizzatore che ha spaventato gli investitori, ma le cause profonde del sell-off risiedono in anni di cattiva gestione fiscale, nello stallo politico,
    nell’ascesa dei partiti estremisti, oltre che nel continuo rialzo dei tassi d’interesse su scala globale.
  • Detto questo, Mélenchon registra consensi piuttosto bassi nei sondaggi e la BCE dispone di strumenti incisivi per prevenire qualsiasi rischio sistemico. Di conseguenza, un riproporsi di quanto accaduto 15 anni fa appare poco probabile, ma il rischio di contagio e di movimenti disordinati rimane.