Nella stagione degli utili in corso, la crescita dei profitti si sta attestando decisamente al di sopra delle aspettative del consenso, in particolare negli Stati Uniti, dove la crescita degli EPS (utili per azione) si attesta al 23%.
I principali colossi tecnologici statunitensi stanno compiendo un passaggio definitivo da modelli di business asset-light a una fase di pesanti investimenti infrastrutturali. Gli investimenti totali nelle infrastrutture per l’IA sono stimati oggi in 700 miliardi di dollari per l’anno in corso.
L’Europa rimane la regione con la crescita degli utili più debole, in aumento solo del 3% su base annua, mentre i ricavi sono scesi dell’1%. In Giappone la stagione degli utili è appena iniziata, ma i dati finora mostrano una solida crescita degli EPS del +17% rispetto all’anno precedente.
L’ecosistema dei semiconduttori, in particolare le memorie ad alte prestazioni, rimane l’area più interessante per i capitali, poiché i colli di bottiglia strutturali nell’offerta e il feedback loop* dell’IA sostengono un’elevata visibilità dei ricavi e la resilienza dei margini.
Sebbene il settore dei software abbia già subito un significativo de-rating delle valutazioni, resta esposto al rischio di un cambiamento strutturale dei fondamentali: lo sviluppo interno abilitato dall’IA minaccia, infatti, la crescita dei ricavi a lungo termine dei fornitori tradizionali.
L’iniziativa coordinata della Cina sulla robotica umanoide rappresenta una scommessa tematica critica a lungo termine, che sfrutta centri di raccolta dati sostenuti dal governo per automatizzare la produzione industriale e sostenere la crescita nonostante le sfide demografiche.
Il recente storno dei mercati azionari, unito al costante miglioramento delle stime sugli EPS, ha riportato le valutazioni dei titoli in prossimità della loro media storica di lungo periodo.
Le azioni legate ai segmenti growth/tecnologia/intelligenza artificiale, così come i mercati emergenti, risultano attualmente particolarmente interessanti e offrono un punto di ingresso favorevole.
Nel comparto fixed income, sebbene sia improbabile che le banche centrali valutino un allentamento della politica monetaria nel breve termine – anche per evitare di replicare l’errore del 2022 – gli investitori possono sfruttare i rendimenti più elevati per incrementare la redditività del portafoglio.
La scorsa settimana Trump ha nominato Kevin Warsh, apparentemente uno dei candidati meno «dovish», come prossimo presidente della Fed.
Nelle recenti dichiarazioni, Warsh ha sostenuto una riduzione dei tassi poiché la rivoluzione dell’IA eserciterà una pressione al ribasso sull’inflazione, ma anche una riduzione del bilancio della Fed.
Tuttavia, Warsh avrà solo 1 voto su 12 nel FOMC e, nell’ultima riunione, la Fed ha votato 10-2 per mantenere i tassi invariati. Pertanto, il suo impatto sulle decisioni della Fed sarà probabilmente limitato, almeno inizialmente, poiché dovrà ottenere il sostegno degli altri governatori.