
Il rapporto europeo apre il tema dell’evoluzione dei PIR verso i Savings and Investment Accounts, mentre EIOPA punta a semplificare la distribuzione dei prodotti assicurativi di investimento.
La Savings and Investments Union (SIU) continua a prendere forma attraverso interventi che riguardano aspetti molto diversi del mercato finanziario europeo, ma che rispondono a un obiettivo comune: rendere più semplice ed efficace il passaggio dal risparmio all’investimento.
Due sviluppi recenti meritano particolare attenzione.
Il primo riguarda il rapporto tra i PIR italiani e i Savings and Investment Accounts (SIA) promossi dalla Commissione europea.
Il secondo interessa invece direttamente la distribuzione dei prodotti di investimento assicurativi (IBIPs), con una nuova consultazione EIOPA volta a semplificare processi di vendita e informativa precontrattuale.
Due dossier differenti, ma strettamente collegati alla trasformazione che l’Europa sta cercando di imprimere al mercato retail.
PIR italiani e Savings and Investment Accounts: quale possibile evoluzione?
Un documento del Financial Services Committee, utilizzato nell’ambito del monitoraggio 2026 dei progressi della SIU e della Capital Markets Union, offre un’indicazione interessante sul caso italiano.
Il rapporto analizza lo stato di sviluppo dei Savings and Investment Accounts nei diversi Stati membri e segnala una particolarità per l’Italia.
I PIR non risultano formalmente indicati dall’Italia come un sistema SIA già operativo nella risposta al questionario europeo.
La Commissione europea, tuttavia, aveva considerato i Piani Individuali di Risparmio tra gli strumenti nazionali potenzialmente assimilabili ai Savings and Investment Accounts nella preparazione della propria raccomandazione.
Il documento segnala inoltre che sono in corso interlocuzioni con il settore per valutare possibili miglioramenti degli strumenti di investimento esistenti.
Questo apre una questione interessante: i PIR potrebbero evolvere per avvicinarsi maggiormente al modello europeo dei SIA?
PIR e SIA non sono la stessa cosa
È importante distinguere i due strumenti.
I PIR italiani sono nati con una duplice finalità:
favorire l’investimento di lungo periodo delle famiglie;
e contemporaneamente indirizzare una parte significativa del capitale verso le imprese italiane.
I Savings and Investment Accounts europei hanno invece una logica più ampia: creare contenitori semplici, accessibili e fiscalmente efficienti attraverso i quali i cittadini possano investire nei mercati finanziari.
La differenza non è marginale.
Nel modello SIU, l’obiettivo è aumentare la partecipazione agli investimenti evitando, per quanto possibile, barriere che segmentino il mercato lungo i confini nazionali.
Ed è proprio questo elemento che rende particolarmente interessante il momento attuale.
Il collegamento con la procedura europea sui PIR
La riflessione sul futuro dei PIR arriva infatti mentre la Commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia proprio su uno degli elementi caratterizzanti della loro disciplina.
Bruxelles contesta il requisito che lega una parte dell’agevolazione fiscale all’investimento in strumenti emessi da imprese residenti in Italia oppure nello Spazio Economico Europeo con stabile organizzazione nel nostro Paese.
Secondo la Commissione, questo vincolo potrebbe costituire una restrizione alla libera circolazione dei capitali.
Le due questioni sono giuridicamente distinte.
Da una parte c’è la procedura di infrazione.
Dall’altra il dibattito sull’eventuale evoluzione dei PIR nell’architettura dei Savings and Investment Accounts.
Ma il punto di fondo è comune: come conciliare incentivi fiscali nazionali e costruzione di un mercato europeo dei capitali realmente integrato?
I SIA si stanno diffondendo in Europa
Il rapporto del Financial Services Committee mostra inoltre come il processo sia ormai concreto.
Diversi Stati membri dispongono già di sistemi assimilabili ai Savings and Investment Accounts e altri stanno lavorando a nuove soluzioni legislative o fiscali.
Ne abbiamo già visto alcuni esempi.
L’Irlanda sta sviluppando un nuovo Investment Account.
La Romania ha approvato i propri Conturi de Economii și Investiții.
Altri Paesi dispongono da tempo di strumenti che favoriscono fiscalmente l’investimento di lungo periodo.
L’Europa non sembra quindi orientata verso la creazione di un unico conto identico in tutti gli Stati.
La direzione è piuttosto quella di favorire modelli nazionali coerenti con alcuni principi comuni: semplicità, accessibilità, diversificazione e neutralità rispetto agli investimenti europei.
Per l’Italia sarà interessante capire se questo processo porterà a una revisione dei PIR, alla nascita di un nuovo strumento oppure a una convivenza tra soluzioni differenti.
EIOPA interviene invece sulla distribuzione degli IBIPs
Il secondo sviluppo riguarda un altro pilastro della strategia europea: come vengono distribuiti i prodotti finanziari ai risparmiatori.
EIOPA ha aperto una consultazione su un nuovo Supervisory Statement dedicato ai processi di vendita e all’informativa precontrattuale degli Insurance-Based Investment Products (IBIPs).
Si tratta dei prodotti assicurativi con componente di investimento, che rappresentano una parte importante del patrimonio finanziario delle famiglie europee.
L’Autorità parte da un problema ormai noto.
Nel corso degli anni la regolamentazione ha aumentato significativamente la quantità di verifiche, documenti e informazioni richieste durante il processo di vendita.
Questo ha certamente rafforzato la tutela del consumatore, ma può anche determinare una crescente complessità.
Il rischio è che l’accumulo di informazioni e procedure finisca per ridurre, anziché aumentare, la reale comprensione del prodotto da parte del cliente.
Meno formalismi, più attenzione al risultato
L’impostazione proposta da EIOPA cerca quindi di spostare l’attenzione dalla semplice verifica formale degli adempimenti alla loro effettiva utilità.
Tra gli elementi centrali emergono:
- maggiore proporzionalità nelle verifiche e nella documentazione;
- riduzione delle duplicazioni informative;
- maggiore attenzione alla comprensione effettiva del prodotto;
- valutazione della qualità complessiva del processo di vendita.
Il principio è significativo.
La protezione dell’investitore non dovrebbe essere misurata soltanto attraverso il numero di documenti consegnati o di domande poste al cliente.
Dovrebbe essere valutata soprattutto in base alla capacità del processo di consentire una decisione realmente consapevole.
Il collegamento con la Retail Investment Strategy
L’iniziativa EIOPA non è isolata.
Si inserisce direttamente nel percorso della Retail Investment Strategy (RIS).
La Commissione ha affidato a EIOPA ed ESMA due mandati paralleli per sviluppare gli aspetti tecnici della nuova disciplina.
Tra i temi da approfondire figurano:
Value for Money;
inducements;
suitability e appropriateness;
simple advice;
product governance;
customer journey.
La consultazione sugli IBIPs può quindi diventare un primo laboratorio per quella semplificazione dei processi retail che la RIS dovrebbe poi sviluppare in maniera più ampia.
Un tema molto concreto per la consulenza finanziaria
Per i consulenti questo passaggio è particolarmente rilevante.
Negli ultimi anni una parte crescente dell’attività professionale è stata assorbita dalla gestione di procedure, questionari, documentazione e adempimenti.
Molti di questi strumenti hanno una funzione indispensabile.
Ma il problema emerge quando la quantità di informazioni supera la capacità del cliente di comprenderle realmente.
Una regolamentazione maggiormente orientata al risultato potrebbe consentire di riportare l’attenzione sull’elemento essenziale del rapporto di consulenza: comprendere gli obiettivi del cliente e costruire una soluzione coerente con il suo profilo finanziario.
Semplificare, quindi, non significa ridurre la tutela.
Può significare, al contrario, rendere la tutela più efficace.
Due facce della stessa strategia europea
A prima vista, il futuro dei PIR e la semplificazione della distribuzione assicurativa possono sembrare due temi lontani.
In realtà appartengono alla stessa trasformazione.
Da un lato, l’Europa vuole creare strumenti che rendano più semplice e conveniente investire.
Dall’altro, vuole rendere più semplice anche il processo attraverso il quale quei prodotti vengono scelti e distribuiti.
Il primo problema riguarda quindi l’accesso agli investimenti.
Il secondo riguarda la qualità dell’esperienza dell’investitore.
Ed entrambi sono essenziali se l’obiettivo della Savings and Investments Union è spostare una parte maggiore del risparmio europeo dai depositi verso investimenti produttivi di lungo periodo.
La SIU entra nella fase operativa
Negli ultimi mesi la Savings and Investments Union sta assumendo una forma sempre più concreta.
Abbiamo visto:
i Savings and Investment Accounts;
la Retail Investment Strategy;
la revisione del PEPP;
la riforma di SFDR;
il Market Integration and Supervision Package;
le procedure europee sulle barriere fiscali nazionali;
e ora anche un possibile ripensamento degli strumenti di investimento già esistenti nei singoli Stati.
Il filo conduttore è sempre lo stesso: costruire un mercato europeo nel quale risparmiare e investire sia più semplice, più efficiente e meno condizionato dai confini nazionali.
Per l’Italia, il futuro dei PIR potrebbe diventare uno dei casi più interessanti di questa trasformazione.
Per la consulenza finanziaria, invece, il lavoro di EIOPA sugli IBIPs anticipa un altro tema destinato ad assumere crescente importanza: passare da una compliance prevalentemente formale a una regolamentazione maggiormente orientata alla qualità del risultato per il cliente.
Sono due evoluzioni da seguire con attenzione perché potrebbero incidere direttamente, nei prossimi anni, sia sugli strumenti utilizzati dagli investitori sia sul modo in cui vengono loro consigliati.
Fonti
Consiglio UE / Financial Services Committee – Structured monitoring of progress on SIU/CMU
EIOPA – Consultation on sales processes and pre-contractual information for Insurance-Based Investment Products
Commissione europea – Savings and Investments Union
Commissione europea – Savings and Investment Accounts